Oil – Primo e Secondo Tempo. La dignità del Popolo Sardo

 

LocandinaIl Centro Servizi Culturali ha organizzato per sabato 11 e domenica 12 maggio alle ore 19 presso la propria sede in Viale Gramsci (Padiglione Filigosa – Ex Caserme Mura) a Macomer la proiezione dei documentari “Oil. Primo Tempo” e “Oil. Secondo Tempo”. Sarà ospite il regista Massimiliano Mazzotta. Si tratta di documentari di inchiesta sul polo petrolchimico della Saras a Sarroch che intrecciano in modo più vasto temi ambientali, medici, economici, sociali e di sicurezza sul lavoro.

Al termine delle proiezioni Davide Fara coordinerà un breve dibattito insieme al regista e al dottor Vincenzo Migaleddu, presidente dell’ISDE Sardegna (Medici per l’ambiente) che sarà presente per la proiezione di domenica. Per questo motivo cureremo particolarmente la puntualità degli incontri

Massimiliano Mazzotta
Sono nato a Lecce il 27 Dicembre 1972. Vivo e lavoro a Milano
I miei interessi sono da sempre rivolti alla fotografia. A 18 anni ho iniziato a collaborare con fotografi affermati nel mondo della moda e della pubblicità. Attività che permette di viaggiare; New York, Los Angeles, Londra, Parigi, Francoforte, Amsterdam, India, Sud Africa, Indonesia, Giamaica, Repubblica Dominicana, Corea del Sud, Giappone e di realizzare reportage fotografici. Negli anni a seguire con l’esperienza acquisita passo all’attività di fotografo professionista, realizzando campagne pubblicitarie e cataloghi.
La mia passione per il reportage fotografico mi ha portato a sviluppare brevi storie riprese con video camera digitale. Tutto parte senza seguire una sceneggiatura, da quella che potrebbe essere un’immagine, uno scatto fotografico.

Oil – Primo tempo
In viaggio, in vacanza, a molte persone capita di attraversare, velocemente e tappandosi il naso, paesi come Sarroch. Alcuni possono essere attraversati dall’idea di fermarsi a vivere un breve periodo. Conoscere donne, uomini, ragazzi, bambini, pensionati. Entrare nei luoghi di lavoro e ospitati nelle case. Ascoltare gli abitanti di questo paese, le esperienze di vita e di lavoro. Com’è vivere e lavorare qui? Avendo come vicino di casa un’industria a forte impatto ambientale, che non necessita di un elevato numero di lavoratori (escludendo interventi di manutenzione concentrati in alcuni periodi dell’anno). Respirando per 365
giorni all’anno quello che esce attraverso la fiamma perenne delle fiaccole e dalle numerose ciminiere -anidride carbonica, ossido di azoto, biossido di zolfo, acido solfidrico- la cui emissione è da pochi anni monitorata da centraline aventi gestori diversi: industria, Comune ed ARPA al momento non attiva in seguito al passaggio di consegna dalla Provincia di Cagliari. Dal 2000 le scorie di raffineria sono considerate fonti “assimilate” alle rinnovabili (92/CIP 6). I dipendenti del gruppo SARAS e di POLIMERI EUROPA ricevono un’adeguata formazione in materia di tutela e sicurezza sul lavoro ed esiste un efficiente piano di emergenza interno. I dipendenti esterni di nuova assunzione ricevono una formazione della durata di due ore, e direttamente sul luogo di lavoro in base alla mansione da svolgere. Per gli abitanti di Sarroch non esiste un piano di sicurezza con corsi e prove di evacuazione. Negli ultimi anni esiste un’inversione di tendenza con un ritorno
all’agricoltura (coltivazioni in serra) e la volontà di rilanciare l’industria turistica, attività che negli anni hanno subito una riduzione del loro spazio di attività anche per l’assenza totale di garanzie sulla qualità dei prodotti.
Gli abitanti di Sarroch non chiedono la chiusura della Raffineria ma la difesa della salute di chi lavora dentro e di chi vive fuori.

Oil – Secondo Tempo
Per un paese, come l’Italia, povero di fonti energetiche fossili, la politica petrolifera è sempre stata un problema delicato. Prima che si delineassero possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili (sole, vento), negli anni 1950 e per breve tempo la politica dell’Eni tentò di opporsi allo strapotere delle “sette sorelle” tramite una presenza insieme aggressiva e paternalistica nei paesi del terzo mondo. La morte di Enrico Mattei, nel 1962, pose termine a questo tentativo. La posizione di Angelo Moratti, che pure Mattei aveva favorito, fu diversa sin dall’inizio, e la nascita della SARAS fu fortemente favorita dagli accordi con la Esso. Dopo anni di disinformazione e di passività (anche sindacale) su questo problema, la correlazione fra l’industria petrolifera, chimica e petrolchimica, e i danni alla salute di lavoratori e cittadini, emerse chiaramente negli anni 1970 a opera di organizzazioni di base di lavoratori, medici e tecnici della salute. Nel corso del processo contro Enichem e Montedison (1998) per le morti e i danni ambientali causati dal Petrolchimico di Porto Marghera con le lavorazioni di CVM e PVC, con la condanna dei dirigenti in secondo grado nel 2004, tale relazione venne provata e riconosciuta. Anche gli studi compiuti a Sarroch nel 2008 suggeriscono una possibile correlazione fra presenza industriale e malattie tumorali e respiratorie. La sicurezza sul lavoro è un fattore fondamentale, specialmente nelle industrie che trattano un materiale così pericoloso e potenzialmente devastante come il petrolio. Quattro dirigenti SARAS e il rappresentante legale di una ditta di appalto, la Comesa, sono imputati nel processo che si svolgerà tra aprile e maggio presso il Tribunale di Cagliari per la morte di tre operai della Comesa il 26 maggio 2009. Secondo i pubblici ministeri quella tragedia è attribuibile alle carenze nelle procedure di sicurezza. Il sindacato FIOM-CGIL è stato ammesso come parte civile. Oltre ai “necessari” rapporti con la politica (un campo nel quale la famiglia Moratti si è dimostrata molto attenta ed equanime, distribuendosi accortamente fra destra e sinistra), anche la presenza nello sport nazionale è fondamentale per gli industriali, per aumentare la propria popolarità e produrre consenso. Ma ciò che può sembrare un elemento quotidiano nel nostro paese, e in genere in Occidente – tanto da farci dimenticare che possano esserci relazioni tra gli utili della SARAS e gli splendori dell’Inter – diventa molto più inquietante quando vediamo le magliette delle squadre del cuore indossate dai bambini africani. L’Africa è così colonizzata due volte: con il saccheggio delle materie prime della loro terra, e con l’occupazione del loro immaginario.